Villa Manzoni

Villa Manzoni al Caleotto di Lecco è un grande complesso, ristrutturato nei primi anni del 1600 su precedenti edifici, dove per primo abitò Giacomo Maria, il quadrisavolo di Alessandro, spostatosi definitivamente a Lecco dall’originaria Barzio.

Pietro Manzoni, il padre di Alessandro, passava il periodo invernale a Milano ma il resto dell’anno a Lecco, a curare relazioni ed affari. E il Caleotto, la villa di famiglia, era il centro fisico della sua condizione di proprietario terriero del lariano e di aspirante patrizio milanese. E quando Alessandro la ereditò, la abbellì perché continuasse a essere simbolo di prestigio e di forza.
L’edificio si sviluppa su circa 3.504 metri quadri coperti, con un appezzamento di 4.600 mq a parco.
In stile neoclassico, la struttura ha una corte di accesso, un cortile d’onore con portico, corpo della villa, le cantine padronali poste nell’interrato con ghiacciaia naturale e torchi in ottime condizioni che risalgono al 1600 ed infine la Cappella dell’Assunta, dove venne sepolto il padre dello scrittore.
Negli anni in cui crebbe, studiò e visse Alessandro Manzoni, e fino al 1818, quando vendette l’intera proprietà agli Scola, la villa dominava un grande appezzamento di terreno, coltivato a vigneto e a gelso, allora fonte della materia prima per la coltivazione dei bachi da seta. Per questo gli Scola, impegnati nell’industria serica, l’acquistarono.
Ma lasciarono, memori della grande figura dello scrittore, inalterati alcuni ambienti del piano terra che sono rimasti così immutati nel tempo da quando lo scrittore vendette la villa.
E collocarono una targa sulla facciata nel 1885 con testo di Cantù.

Alessandro Manzoni / in questa villa sua fino al 1818 / si ispirava agli Inni all’Adelchi / ai Promessi Sposi / ove i luoghi i costumi i fatti nostri / e sé stesso immortalava / la famiglia Scola / nel 1º centenario 7 marzo 1885 / a perpetuo culto pose / C. Cantù dettò».

Dal 1940, tramite regio decreto, Villa Manzoni è monumento nazionale insieme all’ex Convento dei Cappuccini di Pescarenico.
A Lecco, Manzoni avviò una grande amicizia, che durò inalterata tutta la vita, con Giuseppe Bovara, il noto architetto cui si devono tante opere del territorio lecchese. Vi compose certamente alcuni degli Inni Sacri, che inaugurarono il modo nuovo della sua poetica e gran parte della tragedia Adelchi, che lo collocò all’attenzione europea.
E la villa del Caleotto di Lecco costituì per Manzoni la casa nella quale maturare e fare propri i messaggi della bellezza e a bevere a larghi sorsi l’aura della libertà, come scrisse l’Abate Stoppani, che quell’aura conosceva bene.
Qui, in ricordo delle giornate trascorse nella natura, a fissare nel cuore quei paesaggi di lago e di monti e quelle particolari figure umane, definì quel vasto mondo che costituisce lo sfondo di gran parte de I Promessi Sposi.

Dal 1963 Villa Manzoni è proprietà del Comune di Lecco ed è sede sia del Museo Manzoniano sia di una Biblioteca specializzata che raccoglie e permette di consultare oltre 20.000 volumi riguardanti il territorio lecchese nei differenti ambiti di ricerca collegati con le attività dei Musei Civici.

Nella villa del Caleotto, sono conservati alcuni ricordi dell’autore dei Promessi Sposi. Al piano terra il museo espone stampe e dipinti per rappresentare la vita e la storia del celebre scrittore. Alcuni ambienti del piano terra sono rimasti con gli arredamenti originali del 1818, quando lo scrittore vendette la villa. In originale i calamai, la culla, alcune sedie, stampe, autografi, alcune edizioni, un lampadario, alcuni mobili, il salone delle grisaglie, un’ampia sala di rappresentanza.
All’interno di questo il Fondo Manzoniano riveste una particolare importanza, il quale comprende tutte le edizioni originali delle opere manzoniane, le più importanti edizioni italiane e straniere dei Promessi Sposi, saggi critici di argomento manzoniano pubblicati dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri.
Villa Manzoni è anche sede della “Galleria d’Arte Comunale”, che ospita, al primo piano, artisti lecchesi o artisti che hanno lavorato in questi luoghi quali Massimo d’Azeglio, Carlo Pizzi e Giovan Battista Todeschini, nipote dell’Abate Stoppani.

 Itinerario Manzoniano

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