Valmadrera

Valmadrera sorge sulle rive del Lago di Como, nel ramo di Lecco, sul quale si affaccia il porticciolo. Dal lago si estende una piccola pianura che raggiunge il lago di Annone. È circondato dal Moregallo e dai Corni di Canzo da una parte e dal Monte Barro dall’altra.

La coltivazione dei campi, l’allevamento del bestiame e lo sfruttamento del bosco costituivano la principale occupazione della popolazione. I primi insediamenti in Valmadrera sono di epoca romana. Questo è testimoniato dal ritrovamento di una tomba rinvenuta nel centro storico dell’abitato. Nel Medioevo fu al centro della discordia tra Milano e Como, sfociata in una guerra terminata con l’espugnazione del Castello di San Dionigi. Verso la fine del Duecento è possibile vedere la prima delineazione del paese. Esistevano piccoli nuclei di abitazioni a San Dionigi, Caserta, al Ceppo e a San Tomaso, gravitanti attorno alle rispettive chiesette. Nelle vicende di Valmadrera assunsero notevole importanza alcune famiglie che diedero lustro al paese e lasciarono un’impronta significativa. La decadenza di una famiglia determinava l’ascesa di un’altra. Le famiglie più importanti furono i Mandelli intorno a Caserta e la famiglia Bonacina attorno alla chiesa di San Antonio. Poi fu la volta dei Fatebenefratelli.

Nel Settecento

Il Settecento fu un secolo ricco di iniziative. L’agricoltura e l’allevamento erano fiorenti, i terreni circostanti erano molto fertili, con ampi spazi arati verso il meridione e vigneti arrampicati sui colli. Tutti portavano l’uva al grande torchio dei Fatebenefratelli presso la Chiesa. Verso la seconda metà del Settecento, prese avvio un importante sviluppo dell’agricoltura. La bachicoltura diventò una pratica normale per tutte le famiglie contadine. Ha testimonianza di ciò anche tre molini da seta, posti sulle rogge del rio Torto. Alla fine del Settecento inizia l’ascesa della famiglia Gavazzi. Intraprendenti e lungimiranti, nell’arco di un ventennio divennero una delle più importanti industrie seriche della Lombardia e con essi Valmadrera passò da un’economia di tipo artigianale ad una industriale.

La chiesa parrocchiale di San Antonio Abate

Valmadrera Nei primi decenni dell’Ottocento, il paese, ricco, volle la sua nuova immensa chiesa, poiché quella esistente non era più sufficiente per l’accresciuta popolazione. E la nuova parrocchiale risultò tanto imponente che lo scrittore Antonio Ghislanzoni così descrisse Valmadrera in un articolo del 1869:

Valmadrera, per chi lo vedesse in distanza, è un immenso tempio sovrastante un gruppo di piccole case. Le case considerate da vicino, non sono più meschine né più disadorne che in altri paeselli campestri. Al contrario. Tutte quante, anche le meno appariscenti, rivelano l’agiatezza, il buon gusto, l’amore delle pulitezze e dell’ordine; non hanno che un solo torto: quello di sottostare ad una mole gigantesca dalla quale vengono umiliate.”

La Chiesa parrocchiale, dedicata a San Antonio Abate, sorge su un fabbricato preesistente del quale si conserva il campanile cinquecentesco. Al progetto presero parte Clemente Isacchi, Giuseppe Pollack, Simone Cantoni e soprattutto Giuseppe Bovara. Al Cantoni si deve soprattutto l’aspetto esterno, al Bovara quello interno. L’altare, disegnato dal Bovara, è sovrastato da un tempietto. Oggi vi è collocata la statua del Cristo Risorto realizzata dallo scultore Benedetto Cacciatori. Ai lati dell’altar maggiore si trovano due affreschi di Raffaele Casnedi. La volta fu affrescata tra il 1836 ed il 1845 da Luigi Sabatelli con una visione dell’apocalisse e la rappresentazione delle quattro virtù teologali.

Presso l’altare del Crocifisso lungo la navata sinistra è possibile ammirare il Cristo Morente, una delle opere migliori del pittore monzese Mosè Bianchi. Altre opere presenti nella chiesa sono il quadro dell’Assunta di Giuseppe Bertini, il dipinto su tavola rappresentante il Crocifisso con la Vergine e San Giovanni, attribuito a Paolo Lomazzo.

San Tomaso

La località di San Tomaso si trova su un terrazzo naturale a 580 m di altitudine. Da qui si gode uno spettacolare panorama sul lago di Como e la città di Lecco. Inoltre si possono ammirare la Grignetta, il San Martino e Due Mani, il Resegone ed il Monte Barro, nonché i laghi di Annone e Pusiano, il corso dell’Adda e la bassa Brianza. Per garantire che San Tomaso rimanesse il polmone verde di Valmadrera, l’Amministrazione comunale negli anni ’70 ha posto sotto vincolo la località. Nel 2000 è stato inaugurato il Museo dell’Agricoltura dove sono esposti utensili, attrezzature e macchinari utilizzati nelle attività contadine. Sono inoltre state allestite fedelmente la stanza da letto e la cucina del contadino dell’Ottocento. In questo territorio si possono ancora vedere tante casotte.

Queste strutture erano indispensabili per rifugiarsi in caso di brutto tempo, mettere al riparo il fieno, lasciare gli attrezzi dei lavori contadini e per la stagionatura del formaggio.

Santuario di San Martino o della Madonna del Latte

Il Santuario di San Martino sorge sopra un promontorio sulla destra del torrente Inferno in una posizione dominante. Il primo insediamento medioevale aveva probabilmente funzioni militari di avvistamento, dato che consentiva il controllo della strada che da Bergamo portava a Como. È presumibile che sia stato trasformato in luogo di culto sul finire del XIII secolo. Dedicata da principio a San Martino, la chiesa conserva un’immagine tardogotica della Madonna del Latte molto venerata dalla popolazione locale e in tutta l’Alta Brianza già nel 1400.

La struttura architettonica è molto semplice e sobria. Una sola navata coperta con volta a botte, cui sono aggiunte due cappelle laterali. L’arco trionfale, che accoglie l’annunciazione alla Vergine, separata il presbiterio dalla zona dei fedeli. Alla fine del ’400 risalgono gli affreschi della cappella con una Crocefissione con Maria, Santa Barbara, San Sebastiano e San Rocco attibuiti a Tommaso Malacrida.

Il territorio di Valmadrera è ricco di massi erratici, ovvero di grandi rocce trasportate a fondovalle da un ghiacciaio durante l’era Quaternaria. Questi affascinarono moltissimo Antonio Stoppani, geologo lecchese. Ma è la località Parè, il vero gioiello di Valmadrera. Una piccola baia con il suo caratteristico porto che si sta trasformando in un polo turistico affacciato sul lago di Como. La riqualificazione di tutto il lungolago, l’area pedonale e la valorizzazione del pratone, permette di vivere appieno questo polmone verde-azzurro. Il suo litorale, già tanto amato dai velisti e surfisti, ora offre anche l’attracco del battello. Le possibili crociere verso i più rinomati borghi del lago di Como sono ora una realtà anche a Valmadrera.

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