Uberto Pozzoli

Uberto Pozzoli

Uberto Pozzoli nasce in Brianza, a Capriano, paese di suo papà, il 6 maggio del 1901.
I suoi genitori, poco dopo, si trasferiscono a Lecco, città della mamma, in una casa in Via Mascari, vicino alla Chiesa, al N. 8.
Lì, nella vecchia contrada tipicamente lecchese, Uberto Pozzoli cresce, e a quella strada, che per lui si animava dei più teneri ricordi della prima giovinezza, fu singolarmente affezionato per tutta la vita.
Ancora molto giovane, d’estate, durante le vacanze, gli pareva troppo starsene a casa a giocare per tre mesi consecutivi e voleva, ad ogni costo, nonostante il contrario parere dei familiari, occuparsi in qualche cosa. Aveva già la smania del lavoro, caratteristica che lo segnerà per tutta la sua breve vita.
Ma Uberto Pozzoli era conosciuto a Lecco soprattutto per la sua grande personalità profondamente radicata nella fede cristiana, personalità che trova modo di esprimersi nelle attività della vita di tutti i giorni.
Per Pozzoli l’ispirazione cristiana è inscindibile da una presenza viva nella realtà, non può essere limitata ad una intimistica esperienza religiosa. Con questa certezza, l’impegno diventa sempre più consistente, si sviluppa per tutti gli anni venti, si articola nella presenza nelle più diverse associazioni, nella Cooperativa La Popolare, nelle Leghe sindacali bianche, nel Partito Popolare, nell’Azione Cattolica, nel giornalismo.
Uberto Pozzoli – che la città di Lecco ricorda anche nella intitolazione della biblioteca civica – esplicò le sue doti di giornalista e di indagatore di vicende lecchesi collaborando in particolar modo a pubblicazioni locali: i suoi articoli sono comparsi, a partire dal 1924, sul settimanale Il Resegone, ed in seguito sulla rivista All’ombra del Resegone. La rilettura di quei pezzi – compresi quelli pubblicati sul bollettino della Società Escursionisti Lecchesi – mostra la sua attenzione partecipata alle vicende di un mondo lontano nel tempo; ma il suo interesse era pure attratto da tutte quelle situazioni di cronaca locale che egli nobilitava con la sua ironia affettuosa e con i suoi stimolanti paragoni con vicende affini dei tempi passati. Stesi di getto, con stile semplice e moderno, soffuso di ironia, leggibili da chiunque ma nello stesso tempo costruiti su una attenta documentazione storica, i suoi articoli dimostravano la possibilità di un giornalismo popolare ma allo stesso tempo serio e corretto.
Le collaborazioni giornalistiche si estesero negli ultimi anni di vita al quotidiano cattolico milanese L’Italia, con quelle Lettere lecchesi che erano apprezzate e ricercate anche fuori della nostra città, e solo il rifiuto dello stesso Pozzoli impedì che il Corriere della Sera lo avesse tra i propri redattori. Ulteriore dimostrazione della stima che il giornalista aveva saputo guadagnarsi, nonostante fosse un autodidatta, anche presso la stampa nazionale.
Buona parte degli scritti e dei pezzi più incisivi del Pozzoli sono stati raccolti nell’antologia Frammenti di vita lecchese, curata dall’amico Aristide Gilardi.
Uberto Pozzoli muore, purtroppo ancora molto giovane, dopo una breve malattia, il 14 novembre 1930.

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Uberto Pozzoli ultima modifica: 2018-04-10T12:32:07+00:00 da Admin

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