Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci (1452- 1519)

Nessuna cosa si può amare, né odiare, se non si ha piena cognizion di quella“.

Leonardo da VinciArtista, ingegnere, scienziato, appassionato, creativo, preciso e rigoroso.
Leonardo da Vinci ha combinato insieme arte e scienza, passione e talento, incarnando in pieno lo spirito del Rinascimento, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza, ed è ancora oggi un’icona della creatività e dell’ingegno umani.
Molti dei paesaggi ritratti da Leonardo sono legati al corso dell’Adda e alle Grigne, montagne uniche nel loro genere che egli ebbe modo di studiare con attenzione durante il suo soggiorno milanese presso la corte degli Sforza. Il nostro territorio ha dei tratti di carattere ambientale, storico e culturale che nessun altro paese può contare in così ampia gamma e bellezza.
Per Leonardo, nelle montagne è racchiuso il segreto dell’antichità del mondo, ed in esse si realizza, in modo oscuro ed immane, una parte essenziale del grande ciclo cosmico che lega insieme roccia, acqua, cielo e ventre della terra.
Leonardo da Vinci non mostra solo un interesse teorico per le montagne, ma le va ad esplorare di persona, facendosi a suo modo alpinista.
L’esperienza fatta da Leonardo in ambiente alpino e alcuni brevi viaggi compiuti da Milano verso la Brianza e le montagne prealpine, oltre a quelli avuti in età giovanile con gli squarci di natura montana dell’Appennino, entusiasmano il genio, cosicché le rocce, le cime, i boschi, sono già presenti in alcuni dipinti famosi.
La più significativa rappresentazione alpina leonardesca risale comunque al secondo periodo milanese: dobbiamo attendere una tranquilla e soleggiata giornata dei primi anni del sedicesimo secolo, presumibilmente il 1511. Leonardo, che ha ormai cinquantanove anni, raffigura un gruppo montuoso dai contorni precisi, in un piccolo disegno a sanguigna, oggi conservato presso la collezione di Windsor.
Le montagne che circondano Lecco sono di una bellezza tale da aver addirittura impressionato Leonardo Da Vinci che, nelle vesti di scienziato, le studiò attentamente e le descrisse nel Codice Atlantico e, nelle vesti di artista, le dipinse nei suoi quadri.
Leonardo ben conosceva le qualità della natura del territorio lecchese, dai picchi fantastici e dai serpeggianti specchi di acque, ora calme ed ora improvvisamente sconvolte dalle forze della natura. Nel disegno del codice Windsor non è altro che una veduta di Lecco medioevale sulla quale irrompe uno di quegli acquazzoni primaverili che noi tutti abitanti della zona conosciamo.
Di assoluta stupefazione deve essere stato l’impatto che l’artista, nato e cresciuto fra i colli toscani, ebbe con la Lecco medioevale, in parte arroccata ai piedi del vertiginoso monte San Martino, in parte immersa nella conca compresa fra il Resegone, il Monte Barro, il Moregallo ed i Corni di Canzo e lambita dalle acque lacustri.
Nei codici di Windsor, si rintracciano disegni di creste nevose che appartengono al paesaggio lecchese: il massiccio centrale delle Grigne, visto dai Monti di Brianza da lui percorsi; il profilo frastagliato del Due Mani e del Resegone ritratti dal lago di Oggiono e da Garlate; l’uragano in una valle fra i monti, che in una flottiglia di nuvole basse, radunate fra il Moregallo e il S. Martino, squassa di venti la conca di Lecco.
Leonardo fu più volte in queste zone tra 1483 e 1498, vide la Brianza, si recò a Bellagio per l’ospitalità del marchesino Stanga, passò ad osservare il fenomeno del Fiumelatte, per la via di Lecco entrò nella Valsassina a vedere miniere ed officine del ferro e del rame, la mastodontica groppa della Grigna “pelata” ed altre “cose fantastiche”, tra le quali, forse, la cavità di tipo carsico di cui è ricca la zona delle Grigne la grotta di Moncòdeno è certamente la più curiosa: il calcare, tradizionale protagonista delle sculture sotterranee – stalattiti, stalagmiti, panneggiamenti – viene infatti sostituito dal ghiaccio che dà vita a un mondo incantato in rapido e perenne mutamento. È una ghiacciaia naturale, un gioiello dimenticato la cui suggestione ha per secoli attirato scienziati, esploratori e visitatori occasionali.
È bene, dunque, sottolineare ancora una volta come il fascino dei monti e dei fiumi lombardi abbia suggestionato a tal punto Leonardo da indurlo a riportare questi profili in alcune sue tavole più famose.
Ne è convinto Riccardo Magnani, lecchese, diventato uno dei più affermati studiosi dell’artista.
Leonardo da VinciNella Gioconda il trecentesco ponte Azzone Visconti, con le sue inconfondibili arcate, Il Monte Barro e il corso dell’Adda che diventa lago di Garlate, mentre a sinistra svetta il San Martino. In primo piano il sorriso più famoso ed enigmatico della storia dell’arte, quello della Monna Lisa. Non la Val d’Arno o il profilo delle colline di Montefeltro a fare da sfondo. Ma le montagne lecchesi e l’antico ponte dalle tipiche arcate di misura variabile è identificabile nel ponte Azione Visconti, di architettura assai diversa dai ponti toscani.
L’acconciatura della Gioconda era una “sperada”, la tipica raggiera legata all’iconografia di Lucia Mondella. Pascal Cotte, lo studioso al quale è stato concesso l’onore di analizzare il quadro di Leonardo con una particolare camera fotografica, ha evidenziato attorno al capo della Monna Lisa dodici spilloni. Un mistero per il francese, che in realtà trova spiegazione nella tradizione lariana.
Ma la Monna Lisa non è l’unico quadro che riproduce il paesaggio lecchese. La Vergine delle Rocce, tela conservata al Louvre, dove la Madonna è rappresentata con il Bambino e San Giovannino, è ambientata in una grotta a Laorca. Si vedono gli spuntoni della val Calolden, il Sasso Cavallo e il Sasso Carbonari.
Non si tratta di elementi casuali, ma di riferimenti cercati, per tracciare una mappa storica e culturale degli Sforza di Milano e tramandare le sue conoscenze filosofiche, scientifiche, astronomiche e geografiche.
E che dire della mappa di Lecco, una pianta della città di Lecco prima della costruzione delle mura cinquecentesche forse progettate proprio su disegno del genio toscano. Sebbene l’ipotesi sia ancora tutta da dimostrare e avvalorare, lo schizzo tracciato da Leonardo è perfettamente sovrapponibile con le moderne foto aeree di Lecco.
Si vedono chiaramente le fortificazioni trecentesche, l’arco del lungolago, il corso di uno dei torrenti che attraversa la città con quattro mulini, una torre, ora inglobata nel vallo delle mura.
Il nostro è il paese del traghetto di Leonardo, noi siamo i custodi di una testimonianza concreta della sua creatività e curiosità, il traghetto appunto.
Il traghetto che attualmente solca l’Adda tra Imbersago e Calusco, anche se di epoca moderna, è opera del genio toscano che va da una sponda all’altra del fiume tramite la corrente dell’acqua e un cavo d’acciaio.
Non si sa con precisione se il reale inventore del traghetto sia effettivamente il genio; di certo lui lo ha visto, ne è rimasto affascinato e lo ha disegnato nel cosiddetto Codice Windsor.
Un’altra opera di Leonardo sui nostri territori è il naviglio di Paderno.
Le merci (legno, carbone, vino) che scendevano dal lago di Como lungo l’Adda, dovevano essere scaricate a terra per alcuni chilometri quindi ricaricate sull’Adda e da lì sul naviglio della Martesana fino a Milano.
L’idea del progetto di un canale che potesse permettere la navigazione fluviale tra Milano e il lago di Como, nacque sotto l’egida di Francesco I di Francia che, incaricò Leonardo da Vinci di fare i primi studi. In seguito il progetto venne ripreso e scelto lo scavo, tutt’ora visibile, rese navigabile l’Adda nel tratto delle rapide tra Paderno e Cornate d’Adda inventando un sistema di chiuse.

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