Lanzo e la valle

 

La Val d’Intelvi, situata tra i monti comaschi, unisce il Lago di Como con quello di Lugano, lungo un territorio che si estende tra i paesi di Argegno e Lanzo, in prossimità della Svizzera.

Lanzo e tutta la valle è tranquilla, accessibile a tutti, una meta di chi cerca il relax più assoluto e la fuga dalla frenesia quotidiana. Terra di un alpinismo rilassato, è una valle aperta ed accogliente, patria di artisti che hanno lasciato il loro segno durante l’età del Rinascimento e del Barocco. La zona e verdissima: le cime sono coperte di fitti boschi, mentre sui pendii delle montagne sono ben evidenti i terrazzamenti realizzati dall’uomo. Grano e segale erano una volta la maggiore ricchezza della valle e appunto per questo, lungo i corsi d’acqua sorsero numerosi mulini di pietra, ancora oggi visibili.
Piccoli borghi raggruppatisi in Alta Valle, Centro Valle e località tra cui Castiglione, San Fedele, Lanzo, Schignano con il suo Carnevale, che distano pochi chilometri gli uni dagli altri, ma ricchi di eccezionale bellezza quali i Belvedere di Pigra, verso il lago di Como, e di Lanzo, Vetta Sighignola verso il lago di Lugano. Molto pittoresco è l’antico borgo del paese con il suo vecchio ponte in pietra a sesto acuto.
Gli abitanti, perlopiù contadini, macinavano il grano con un particolare tipo di mulino ad acqua. Se ne possono vedere ancora a Cerano, borgo che possedeva numerosi mulini e opifici a forza idraulica.
Non bisogna dimenticare, comunque, che tutta la valle intelvese, era essenzialmente un’area di emigrazione stagionale, in genere artigiani, spesso artisti e, come tale, soggetto all’assenza di gran parte della popolazione maschile.
La quotidianità era quindi seguita dalla componente femminile della famiglia che doveva così farsi carico dei duri lavori nei campi o dell’allevamento del bestiame oltre, naturalmente, alla cura dei figli ed alla loro educazione.
Da qui nasce l’idea di creare un museo.

Il museo di Casasco Intelvi

Il museo etnografico di Casasco Intelvi è una preziosa risorsa storica e sociale, una testimonianza culturale ed umana che ha lo scopo di legare i casaschesi e le genti della Valle Intelvi alle proprie origini. Nasce da un’idea di Piergiorgio Cairoli, allora sindaco del paese, con lo scopo di conservare e tramandare il patrimonio culturale della civiltà contadina, della montagna e delle pratiche artigianali, cercando, nei limiti del possibile, di rispettare le consuetudini, gli ideali e i sentimenti delle genti che con il loro duro lavoro affrontavano una realtà per certi versi a noi sconosciuta.
Gli oggetti e gli attrezzi sono raggruppati per ambienti e per attività secondo una precisa ed armonica ricostruzione che ha l’effetto di creare un’intensa emozione per un’epoca da noi così lontana eppure così vicina.
La rappresentazione del lavoro umile e duro della gente comune acquista così un alto senso etico. Rispettarlo e tutelarlo diventa quasi un obbligo, un atto di amore e di rispetto delle proprie radici.
Interessante è la raccolta delle attrezzature riguardanti la produzione della scagliola, sia marmorizzata che intarsiata che ha dato tanto lustro alla Valle Intelvi.

San Fedele

A San Fedele Intelvi, una delle località della Valle, è possibile svolgere sport acquatici, ma non solo, presso la confortevole Piscina Comunitaria. Qui, anche i turisti, possono nuotare, allenarsi, seguire programmi di fisioterapia e recupero funzionale lavorando sia in acqua sia in palestra, beneficiare del servizio di consulenza dietista, fare la sauna, o portare i propri figli ai campi estivi. Insomma un mondo di sport e divertimento!
Gli sport praticabili a Lanzo e Scaria sono numerosi, sorretti da efficienti strutture ed organismi sportivi e si possono praticare tutto l’anno secondo la tipologia. Tennis, ping-pong, bocce e calcio a 5, tutti dotati di illuminazione notturna, si effettuano presso il centro di viale Poletti; aperto durante la stagione estiva con prolungamento nei fine settimana di primavera ed autunno inoltrato. La struttura incastonata tra parchi di ville prestigiose, gode di un panorama unico nel suo genere; recentemente ristrutturata e riammodernata nei servizi è dotata di ogni comfort.
Il campo di calcio a 11 con spogliatoi, in località Pizzarera, è in regola per ospitare partite di campionati locali sia diurne che notturne. Il Golf praticato nel campo a nove buche del Golf Club al Piano delle Noci, è teatro di gare importanti durante tutto il periodo d’apertura, gode di ottima fama ed è considerato dagli addetti ai lavori uno splendido percorso “montano”. Durante la stagione invernale anche lo sci trova casa in Val d’Intelvi grazie alle piste del monte Sighignola ove è possibile praticare sci alpino. D’estate vi si svolgono manifestazioni di sci d’erba di livello internazionale.
Nell’anello omologato di 5 km, con possibili varianti segnalate, si pratica lo sci di fondo. Non mancano in loco i maneggi, dove è possibile praticare equitazione.
La mountain bike trova sulle mulattiere della linea Cadorna (fortificazioni effettuate dall’esercito italiano in concomitanza con il I^ Conflitto Mondiale) il suo habitat naturale. Si possono effettuare passeggiate ed escursioni lungo i sentieri contrassegnati, si snodano sulle pendici dei monti circostanti; la flora di queste cime è caratterizzata dalla convivenza di elementi di origine alpina e mediterranea, non è insolito incontrare cervi, caprioli, camosci e cinghiali che si sono ormai ristabiliti sul territorio.
Presso il PalaLanzo è possibile assistere a spettacoli d’arte varia, quali: concerti, teatro, eventi sportivi, e manifestazioni di ogni genere, durante l’estate funziona anche il servizio bar sia per la struttura che per gli adiacenti giardini pubblici, dotati di giochi per bambini.
La località Parco Spino è attrezzata per feste campestri, ballo e manifestazioni popolari in genere.

Grotte di Rescia

Da un’apertura naturale avrete accesso ad un gioiello naturalistico: le 7 Grotte di Rescia e ammirerete la potenza dell’acqua che nei secoli ha scavato cunicoli e ha permesso la formazione di imponenti stalattiti e stalagmiti in tufo. Grandi sorprese vi aspettano: la grotta del lago, la grotta dell’arte e la cascata di Santa Giulia, alta ca. 70 metri.
Per Informazioni: Sito web

Chiesa di Santa Liberata

Nella frazione di San Fedele Superiore sorge il piccolo Oratorio Settecentesco di Santa Liberata.
Tale oratorio, sorto su una struttura precedente, presenta una facciata ottocentesca a capanna, con portale a rilievo della Santa; a destra il campanile settecentesco fu ripreso nel secolo successivo.
All’interno spiccano ai lati dell’arcone le statue in stucco dei SS. Rocco e Giovanni Battista, imitanti i motivi diffusi da G. B. Barberini. Il presbiterio, preceduto da balaustra, ha un grandioso altare a colonne tortili e stucchi, completo di “cielo” e stucchi dell’Annunciazione, e della pala dell’Immacolata vicina a Carlo Carloni; a sinistra la pala d’ inizio seicento (Madonna con Bambino e Santa Caterina d’Alessandria); a destra una Santa Liberata di un “tenebroso” databile fine seicento; sulla volta troviamo stucchi ed affreschi ridipinti.
Stucchi del 1747 e balaustra anche nella cappella a destra, mentre la controfacciata conserva il frangio ottocentesco.

Chiesa di San Pancrazio

Il complesso della Chiesa di S. Pancrazio è composto da due unità edilizie principali: la chiesa, a navata unica con cappelle laterali, ed il campanile, a pianta quadrata e cui si accede dalla cappella di sinistra. La struttura di entrambi i corpi di fabbrica è costituita da una muratura in pietra irregolare, lasciata faccia a vista. La cappella di sinistra, che costituiva l’abside dell’antica chiesa, è costituita da una muratura in pietra irregolare, con paraste in conci di pietra grossolanamente squadrati. Anche l’attuale abside e la porzione di corpo di fabbrica sul lato destro, che ospita la cappella di S. Carlo e la sacrestia, sono dotate di paraste, che nel caso dell’abside sono realizzate con conci di pietra squadrati, mentre nel corpo di fabbrica sul lato destro sono costituite da una muratura in pietra irregolare, analoga a quella del resto della struttura.

Il Museo dello Stucco e della Scagliola Intelvese

Il Museo dello Stucco e della Scagliola Intelvese di Cerano d’Intelvi, allestito in un’ala del Palazzo Perlasca-Pinchetti, è stato istituito nel 1989, dopo le esperienze di don Nicola Cetti e della Scuola Regionale di Scagliola Intelvese di Ossuccio. Nel Museo sono conservate le collezioni Spalla-Gandola riguardanti stucchi e scagliole, che costituiscono testimonianze della conosciuta tradizione artistica intelvese. Questo è l’unico Museo sul settore specifico, conosciuto sia in Italia sia all’estero, e che mantiene, raccoglie e divulga gli studi sugli stucchi e la scagliola.

Chiesa Parrocchiale di S. Antonio Abate

Della primitiva chiesa romanica, realizzata nella seconda metà del XII secolo, si conserva solo la slanciata facciata a capanna, in pietra locale ben squadrata. Al centro essa presenta un gran portale “alla francese” con arco a tutto sesto, composto da più elementi “a fascio” , con semicolonne strombate coronate da capitelli decorati di motivi floreali e con le basi “unghiate” con figurine allegoriche. Interessanti, nella facciata, due finestrelle a occhio ed un’apertura a croce. E’ il più complesso ed il meglio conservato portale romanico di tutta la Valle Intelvi. L’edificio fu ampliato nel Seicento e poi rimaneggiato nel Settecento. Anche il campanile ha fondazioni romaniche, ma è in gran parte un rifacimento sei – settecentesco. Intorno all’edificio, il Vescovo Niguarda ricorda nel 1593 un cimitero murato con tre porte e, ai lati della porta principale, la Cappelletta dipinta dedicata a San Rocco. L’abside romanica e l’oratorio di San Rocco furono demoliti all’inizio del XIX secolo. Nel 1893 furono eseguiti altri lavori di rimaneggiamento, diretti dal capomastro Somaini e dal pittore Inganni di Dizzasco. Nell’interno sono presenti una serie di interventi barocchi, preceduti dagli affreschi cinquecenteschi (sulla parete sinistra, Madonna in Trono, con Bambino e i Santi Bartolomeo ed Antonio Abate, con a fianco il Battesimo di Cristo) e seicenteschi (sulla parete destra, Madonna del Rosario con Bambino e i SS. Domenico, Lucia, Caterina da Siena e Santa Domenicana). Nella prima cappella di destra, testimonianza del culto a San Carlo dopo la sua beatificazione del 1610, troviamo una pala, gli stucchi e gli affreschi databili alla prima metà del ‘600, mentre è settecentesco il paliotto in scagliola. La prima cappella di sinistra custodisce molte opere: la pala secentesca della Madonna con Bambino e Santa Caterina da Siena a destra, l’altare con la statua settecentesca della Madonna del Rosario e il coevo paliotto in scagliola (1741); l’insieme degli stucchi ed affreschi (Adorazione dei pastori, Incoronazione della Vergine, Pentecoste); la vasca battesimale secentesca.
Notevole l’Annunciazione in stucco sull’arco trionfale (barberiana, attribuita al Ferradini), mentre nel presbiterio rimangono resti della balaustra, una statua di S. Antonio Abate e una coeva Croce processionale, ma soprattutto la volta con decorazione a stucco ed affresco (Trinità, Angeli, SS. Antonio e Paolo, SS. Giorgio e Marco) d’inizio seicento.
Settecentesco il mobile della sagrestia, con tesoro barocco, neoclassico ed eclettico; neoclassico è l’altare maggiore, fra i più imponenti della zona.

Chiesa di San Giorgio

Il complesso della Chiesa di S. Giorgio è situato nella parte alta del paese, sul luogo di un’antica fortificazione, ed è costituito dalla chiesa, dalla sacrestia accostata sul lato nord e dal campanile d’ingresso, che rientra nella tipologia da Westwerk, come quello della chiesa dei SS. Nazaro e Celso di Scaria. Tutti gli edifici sono in muratura, prevalentemente intonacata e dipinta, e lasciata faccia a vista solo nella parte inferiore del campanile e in una porzione del lato sud. La parte inferiore del campanile, che ospita l’atrio della chiesa, è in muratura di pietra, con conci regolarmente squadrati; sul lato sud del campanile troviamo una porzione di colonna inserita nella muratura e sul lato nord una cornice ad archetti. Lo zoccolo è in lastre di pietra. Una porzione del prospetto sud, appena dopo il corpo di fabbrica che contiene le cappelle, presenta diversi tipi di muratura, più o meno regolari, ed una cornice in archetti come coronamento.

Oratorio della Madonna del Restello

L’Oratorio della Madonna del Restello sorge isolato, ai limiti dell’abitato, e notevolmente sotto elevato rispetto alla strada che la costeggia; si arriva al livello della chiesa scendendo una scala con gradini in pietra. Si tratta di un edificio a pianta ottagonale con accesso sul lato nord, un presbiterio a pianta rettangolare sul lato sud e la sacrestia sul lato ovest. La sacrestia, collegata al presbiterio, ha un accesso indipendente sul lato nord. I prospetti sono in muratura di pietra irregolare faccia a vista, con zoccolatura strollata. Sul prospetto est, che affaccia sul vicino torrente, troviamo una seconda zoccolatura in muratura, piuttosto ampia, che potrebbe essere stata realizzata come rinforzo per la chiesa.

Museo Diocesano

L’edificio è addossato alla chiesa di S. Maria; la pianta è articolata, distribuita su tre piani. Il PT ospita il museo; al I piano vi sono le sale per le attività oratoriali, l’archivio parrocchiale e la sacrestia; al II piano vi è la casa del parroco.
Le strutture murarie perimetrali sono in cemento armato con rivestimento in pietra di Moltrasio a vista sui prospetti del PT. Lo spazio interno è scandito da pilastri in c.a., pareti in mattoni forati e solai in latero-cemento. I tre piani sono collegati da due corpi scala a due rampe con struttura in c.a., rivestimento delle pedate in Botticino e delle alzate in bardiglio grigio; i pavimenti sono in seminato a grosse scaglie di marmo bianche per l’atrio del I e del II piano, in marmette di graniglia quadrate e, nel museo, in grandi piastrelle a seminato. La copertura è costituita da travi in c.a. appoggiate alle murature portanti, orditura primaria in travi lignee, travetti e manto in tegole di cemento nero.

Oratorio di San Rocco

In occasione del primo centenario del Santuario di San Rocco, nell’anno 1944, sull’Ordine della Domenica”, apparve un’intera pagina dedicata alla chiesetta sita poco fuori paese e Lino Gelpi, nell’articolo che ripercorre le vicende del Santuario, suppone che la prima costruzione (un piccolo Oratorio) fosse sorta già prima del 1737, anno inciso sulla più piccola delle due campane che si trovano sulla torre campanaria. Oggi con molta probabilità possiamo dire che il primo Oratorio fu già costruito nel XVII secolo poiché da una ricerca fatta nel “Catasto Teresiano” del 1722 risulta che in quell’anno già esisteva l’Oratorio denominato “San Rocco”. La strada che lo affiancava aveva allora una grande importanza, essendo l’unica che univa San Fedele con Lanzo e Pellio ed ancora nel 1860, tale via era denominata “Strada Nazionale Argegno – Osteno”. Il culto a San Rocco, non solo a parte dei sanfedelini, ma degli abitanti di tutta la valle, è testimoniato dal vescovo Muggiasca nella sua visita pastorale del 1768.
I fedeli arrivavano a S. Rocco da tutta la valle poiché l’intercessione del Santo, benefattore degli appestati era ricercata e diffusa in un tempo in cui la peste decimava intere popolazioni. Il culto al Santo era però radicato già da molto più tempo nella coscienza popolare a San Fedele e nella sua visita pastorale nel 1593 il Vescovo Niguarda descrive una Cappelletta dedicata a San Rocco che sorgeva accanto alla porta principale del cimitero che, allora, circondava la chiesa parrocchiale.
Un’altra nota storica, incisa sulla campana maggiore dell’Oratorio, potrebbe portare l’erezione dello stesso agli inizi del 1600; in tale incisione leggiamo, infatti: ” 1636 Universitatis – Vallis Intelvi – Feliz Bizozeris – Fecit”. Con ciò arriviamo al tempo della peste manzoniana, momento quanto mai opportuno per giustificare la nascita dell’Oratorio dedicato a San Rocco.
Abbiamo già ricordato che nell’anno 1737 l’Oratorio doveva già esistere nella sua edizione, ma sicuramente fu ricostruito nel 1840 per merito del parroco di allora don G. B. Peduzzi, su disegno del Sac. Antonio Pertinoli, che architettò la costruzione odierna, dalle linee greco-romaniche con pronao, munita di torre campanaria, ornata da una semplice abside.
Costruzione in stile, armonica, fu benedetta nell’agosto 1844 così come risulta dal registro contabile di San Rocco scritto di pugno dal parroco: “Il sottoscritto don Giovanni Battista Peduzzi, parroco di San Fedele, (..) da lui fatta fabbricare nel 1840 (..) ed in seguito benedetta nell’agosto dell’anno 1844; fa notare (…)”.
Il Vescovo Macchi con suo decreto eresse a Santuario la chiesetta di San Rocco il 10 agosto del 1944.
Queste notizie storiche concordano con le documentazioni dell’archivio parrocchiale e con la tradizione diffusa in Valle e raccolta nella monografia del dott. Conti.

Invasione degli asini

A partire dal 2011 la qualità dinamica dell’Invasione degli Asini ha portato a incrementare l’attività culturale, concretizzando la progettazione programmata di opere permanenti. Ogni anno sono selezionati diversi artisti al fine di creare istallazioni urbane peculiari al territorio e in linea con i principi generali del macro progetto culturale.
In 5 anni il paese si è trasformato in un museo a cielo aperto, nel quale le opere sono nuclei attivi, vissuti quotidianamente dall’intera comunità.
Nel progetto vivono due qualità intrinseche che giocano attraverso equilibri sottili e dinamici. Una di queste realtà è correlata al territorio: sono le storie popolari, le tradizioni, le persone, i racconti e la magia intangibile che circonda il paese. L’altra è il valore culturale: la promozione di giovani artisti, la creazione di idee, la ricerca di nuovi linguaggi poetici.
Di seguito alcune delle opere permanenti che si possono ammirare passeggiando per Dizzasco:

invasione degli asini

Museo Intelvese dei Fossili

Grazie ai nuovi pannelli espositivi potrai scoprire l’aspetto degli animali preistorici fossilizzati.  Spiegazioni semplici e sintetiche ti illustreranno le loro principali caratteristiche e il loro stile di vita. Inoltre, seguendo le mutazioni geologiche, scoprirai le tappe evolutive del nostro territorio in un arco di tempo molto esteso, da 310 milioni a 36 mila anni fa.
Nel museo saranno visibili gli esemplari più importanti ritrovati nei monti intelvesi e in quelli circostanti; in particolare:

  • le Conifere giganti della Val Sanagra
  • i Rettili del golfo della Tetide di Besano
  • i sensazionali Crostacei e Squali giurassici di Osteno d’Intelvi
  • le Foglie fossili di Re (in Val Vigezzo – Ossola)
  • i Predatori glaciali del monte Generoso
Chiesa Santa Maria

Il complesso della chiesa di S. Maria è composto dalla chiesa, a navata unica con presbiterio e cappelle laterali rettangolari e dal campanile, posto tra la chiesa e la casa parrocchiale. Sul lato sinistro della facciata si appoggia un arco che collega la chiesa con la casa vicina e sul lato destro della chiesa si trova la casa parrocchiale. Gli edifici sono costituiti da una muratura in pietra, che nel caso del campanile è faccia a vista e nel caso della chiesa è faccia a vista solo sul lato nord, mentre sugli altri lati liberi è intonacata e dipinta.
La chiesa, a navata unica, ha due cappelle laterali per parte, le cappelle del Battistero e del Crocefisso a sinistra, quella di santa Monica e la cappella detta “dei Genovesi” a destra. Punto di avvio per la riqualificazione settecentesca fu il lascito testamentario di Giovan Battista Carloni, padre di Diego e Carlo Innocenzo, che dispose lire imperiali 900 per il rinnovamento del coro. Dal codicillo, apposto al testamento del 26 febbraio del 1718, si evince che il legato fu adempiuto essendo ancora vivo Giovanni Battista nel 1710. Dal 1711 è operoso nella chiesa, per le decorazioni in stucco, Diego Carloni, dal 1724, per gli affreschi, Carlo Innocenzo. I lavori dei due fratelli proseguirono, con lunghe interruzioni, per diversi decenni: se per Diego l’ultima data conosciuta è il 1741, quando furono collocate sulla facciata dalle forme elegantemente modulate le statue dei santi Nazaro e Celso, patroni di Scaria, sappiamo che Carlo Innocenzo ultimava nel 1751 gli affreschi laterali del presbiterio e che, nell’inverno del 1751-52, eseguiva le due pale del Crocefisso con i santi Rocco e Sebastiano e della Madonna col Bambino e santa Monica per le cappelle eponime. La conclusione dei lavori si colloca forse dopo la morte di Diego nel 1750, come sembra suggerire la data 1753 segnata sul pavimento. La scarsità della documentazione archivistica trova spiegazione nella circostanza che i dipinti, gli affreschi e gli stucchi furono in massima parte offerti dai fratelli Carloni in segno di attaccamento alla chiesa del paese nativo, secondo una consuetudine delle maestranze artistiche comasche, vallintelvesi e ticinesi, di cui troviamo altri esempi a Rovio, nella parrocchiale dei Santi Vitale e Agata e nella chiesa di Santa Maria, per cui furono attivi diversi esponenti della famiglia dei Carloni di Rovio del ramo genovese e torinese, e nella splendida decorazione della volta della chiesa di San Martino a Castello di Valsolda, offerta da Paolo Pagani nel 1697. Nonostante il lungo decorso temporale dei lavori, interrotti dai frequenti impegni di Diego e Carlo Innocenzo Carloni su grandi cantieri transalpini e dell’Italia settentrionale che li tennero lontani dalla terra natale, l’insieme è perfettamente unitario. La fusione armoniosa fra architettura, pittura e apparati plastici in stucco rende il complesso un esempio assolutamente tipico dell’ideale barocco di Gesamtkunstwerk. Pur nell’impronta prevalentemente carloniana, l’interno della chiesa conserva testimonianze dell’opera di altri maestri intelvesi.
A fianco dell’ingresso, il bacile marmoreo dell’acqua benedetta con una figura di angelo sedente fu realizzato e offerto, come indica l’iscrizione, da Giovan Gaspare De Angelis nel 1607. La “cappella dei Genovesi” ricevette nel 1635 un lascito testamentario sempre dello scultore Giovan Gaspare De Angelis, a lungo attivo a Genova: di scuola genovese è infatti la pala della Madonna e santi attribuita a Giovanni Carloni. L’altare maggiore, sormontato da un tempietto marmoreo di Antonio Silva di Lanzo (1709-1710), racchiude un paliotto tardo seicentesco in scagliola attribuito a Giovan Battista Molciani. Fra gli intagli del pulpito ligneo (1781) compare la pannocchia di granoturco (in dialetto carlòn), stemma “parlante” dei Carloni di Scaria. Notizie storiche Mentre la parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, isolata dall’abitato, è una testimonianza importante della storia e dell’arte vallintelvese del Medioevo e del Rinascimento, la comparrocchiale di Santa Maria, posta nel cuore del paese, è legata alla epopea familiare dei Carloni e alla grande fioritura artistica vallintelvese nell’età del barocco e del rococò.
Di origine quattrocentesca, il suo aspetto originario, prima delle trasformazioni barocche, ci viene tramandato dalla descrizione contenuta negli atti della visita pastorale del vescovo Felicino Ninguarda del 1593, ma di tale fase più antica sopravvivono oggi solo pochi lacerti di affreschi. L’attuale volto barocco è il frutto dell’impegno, scalato lungo l’arco di oltre un cinquantennio, di diversi esponenti della famiglia Carloni affiancati da altre maestranze artistiche locali. Uso attuale: intero bene: chiesa Uso storico: intero bene: chiesa Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico.

Museo del Latte

Un’occasione per non dimenticare il nostro passato. Il Museo del Latte è stato realizzato nella “Latteria di Cerano” con scopi espositivi e didattici, per valorizzare le risorse agricole e il patrimonio locale: prodotti tipici, ma anche tradizione e cultura locale. Il Museo del Latte è il luogo in cui si raccolgono e custodiscono le tradizioni tecnologiche ed etnografiche della lavorazione del latte in Valle d’Intelvi. Nel Museo si trovano zangole, conghe, fascere, brentel, una bellissima culdera… ma anche qualcosa di vivo: è stato infatti recuperato un filmato girato nei primi anni Ottanta in cui abitanti del paese raccontano e mostrano con fierezza gli antichi mestieri: il falegname, il casaro, il contadino, il pittore, la lavorazione della lana. Un’occasione unica per non dimenticare le nostre origini e il valore del nostro passato.
Nella latteria è possibile visitare:

  • Locale ricevimento del latte
  • Locale di lavorazione
  • Cantine di stagionatura

Il museo è un’occasione culturale per conoscere il passato, non solo attraverso gli strumenti di lavorazione, ma anche attraverso gli oggetti di vita quotidiana. Una vita molto diversa dalla nostra, più dura e piena di sacrifici ai nostri occhi, ma sicuramente vera e a stretto contatto con la natura.

Chiesa S.S. Pietro e Paolo

Il complesso della chiesa dei SS. Pietro e Paolo, cui si accede attraverso un portale in muratura datato 1600 alla sommità di una scalinata in ciottoli, è costituito dalla chiesa, dal campanile, accostato sul lato nord, e dalla sacrestia sul lato sud. Il prospetto principale è in conci di pietra regolarmente squadrati sulle paraste; le due ali presentano una muratura di pietra mista nella parte superiore ed in conci regolari nella parte inferiore; la porzione centrale ha anch’essa la parte inferiore in conci regolari e la parte superiore mista, con campiture in conci regolari ed irregolari. Una cornice in cotto decora la parte sotto gronda. Il prospetto sud e la zona absidale sono in muratura di pietra irregolare, in parte intonacata, e presentano una cornice ornamentale in cotto. Il campanile è costituito da una muratura di pietra a conci regolarmente squadrati su paraste e cornici e da una muratura irregolare nelle specchiature.

Chiesa Ss. Nazaro e Celso

Tipologia specifica: chiesa Configurazione strutturale: Il complesso della chiesa dei SS. Nazaro e Celso è situato in aderenza al cimitero ed è composto da: la chiesa, a navata unica con presbiterio quadrangolare; la torre campanaria; un porticato. La chiesa è costituita da due parti ben distinguibili; il corpo di fabbrica che contiene la navata e quello del presbiterio, più basso. Il campanile, che al piano terra costituisce anche l’atrio alla chiesa, è caratterizzato da una muratura differenziata a seconda dei livelli: a scarpa nella parte bassa; in conci regolari più in alto; in muratura irregolare e poi ancora regolare, sotto la gronda. Il portico, a cinque campate con volte a crociera, è appoggiato da un lato al prospetto sud della chiesa, e dall’altro è sostenuto da colonne in pietra e pareti in muratura. Gli edifici sono in muratura di pietra, perlopiù irregolare, con l’eccezione del campanile e di parte della muratura della zona absidale della chiesa, dove troviamo paraste in pietra squadrata e archetti in pietra.

Il Piccolo Museo della Guardia di Finanza

Il 23 giugno 2002 è stato inaugurato “Il Piccolo Museo della Guardia di Finanza e del Contrabbando” a Erbonne, frazione di San Fedele Intelvi, provincia di Como. L’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia Sezione “Alceo Salvini” ha voluto restituire alla Valle Intelvi una testimonianza viva di un suo momento di storia importante, ristrutturando la “casermetta” della Guardia di Finanza chiusa nel novembre 1977. I Finanzieri hanno qui espletato il servizio anticontrabbando 24 ore su 24, dal 1947. La struttura è rimasta in stato di abbandono sino all’anno 2001. È proprietà demaniale ed è stata trasformata dall’ANFI in un piccolo museo che raccoglie, grazie anche alla collaborazione dei contrabbandieri di allora, della Guardia di Confine Svizzera, dei privati e dei finanzieri che qui hanno prestato servizio, i cimeli e gli oggetti che hanno contrassegnato un’epoca così importante e significativa per questa zona. Il Museo è stato denominato “Burlanda e Sfrusaduu” in omaggio alla Valle Intelvi, essendo così chiamati nel dialetto locale i finanzieri e i contrabbandieri. I lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti dai finanzieri in congedo: Pietro Vitelli, Guido D’Orazio, Ulderico Battista, Angelo Serra e Gabriele Lombardo. Poiché il Museo è di dimensioni ridotte (m 4×4), è possibile visitarlo dall’esterno grazie a una vetrata posta di fronte alla porta di ingresso e altre finestrine laterali. Il museo è situato all’inizio del sentiero che, in 20 minuti, da Erbonne porta a Scudelatte nella Valle di Muggio, in territorio Svizzero.
Il piccolo e suggestivo borgo, posto a 963 m s.l.m., è incastonato fra il Monte Generoso e il Pizzo della Croce e si sviluppa su un terrazzo naturale in roccia nel tratto iniziale della Valle di Muggio che addolcisce in quel punto la forte pendenza dei versanti della valle. Alcuni resti fanno pensare a bivacchi mesolitici; durante l’Età del Rame e del Ferro il luogo divenne un punto di insediamento stabile di tipo agrosilvopastorale.
Attualmente il villaggio è abitato da sole dodici persone ed è punto di partenza di numerose escursioni sui monti circostanti e soprattutto verso la vetta del Monte Generoso. Da San Fedele Intelvi, attraversando il paese di Casasco e il Pian delle Alpi, si raggiunge Erbonne.

Chiesa di San Lorenzo

Il complesso della chiesa di S. Lorenzo è costituito dalla chiesa, dal campanile, dalla sacrestia, dalla casa parrocchiale e dall’Oratorio della Croce ed è contornato da una recinzione in pietra che delimita il sagrato, cui si accede attraverso un arco d’ingresso inserito in una struttura in pietra faccia a vista coperta da un tetto a doppio spiovente. All’esterno della recinzione rimangono tre cappelle superstiti della settecentesca Via Crucis che introduceva al complesso. La chiesa è intonacata e dipinta, con l’eccezione della parte centrale della facciata che è in muratura di pietre squadrate faccia a vista, con monofore strombate e portale barocco. Il campanile è in muratura faccia a vista nella parte basamentale, intonacato negli ultimi due livelli e termina con una cuspide molto pronunciata. Le cappelle della Via Crucis sono intonacate e dipinte. L’Oratorio della Croce ha una semplice facciata a capanna, intonacata e dipinta, con Croce e Angeli nella zona sotto gronda.


In bicicletta
Ostacoli da affrontare, difficoltà da superare, percorsi da seguire…

lanzoCon a disposizione una bicicletta ed un casco.

Informazioni utili
  • Attenzione a non sottovalutare i sentieri.
  • Verificare sempre il meteo prima di partire, lasciare detto dove si va.
  • Portare kit riparazione forature.
  • Mezzo meccanico in perfette condizioni.
  • Abbigliamento adeguato alla MTB.
  • Kit di primo soccorso.
  • Casco obbligatorio.
  • Ricordarsi che anche una semplice foratura può rivelarsi un grosso problema.
  • Sulle strade asfaltate evitare di procedere affiancati e di intralciare il traffico.

E ora casco in testa ben allacciato… e buon divertimento!

PERCORSI SUGGERITI

Anello di Orimento con partenza e arrivo da San Fedele Percorso impegnativo pedalabile al 95% di circa km 40, solo per biker allenati. Riferimenti: partenza da San Fedele in direzione Casasco, Colli Fioriti, prendere la mulattiera a sinistra, Cerano, mulattiera per la Chiesa di Santa Maria, mulattiera nel bosco per Pian delle Alpi, rifugio Prabello, rifugio G.Bruno, Baita di Orimento, Trincee sentiero Belloni, Alpe Nuovo, arrivo a San Fedele.

Anello di Ponna Percorso semplice, pedalabile al 100%, di circa 7 km. Adatto anche alle famiglie. Riferimenti: Partenza da Ponna, Tellero, Brugheria, Roccolo, Dosso Prai, Tellero, ritorno a Ponna. Percorso interamente segnato da frecce direzionali gialle.

Argegno, Monte di Lenno, Argegno Percorso molto impegnativo pedalabile al 90% di circa 45 km. Adatto solo a biker allenati. Riferimenti: partenza da Argegno, si sale a San Fedele e poi Pigra con la provinciale; oppure si sale comodamente in funivia fino a Pigra. Quindi tappe sono Alpe di Colonno, rifugio Boffalora e si risale fino al rifugio Venini. Da qui inizia un tratto sterrato molto impegnativo, poi un falso piano fino alle vicine Trincee della linea Cadorna; si prosegue sulla destra sulla ex strada militare che aggira il monte di Tremezzo, sempre in discesa tenendo la destra fino ad imboccare una suggestiva galleria “percorribile al buio perché si vede l’uscita” e si sbuca in una gola rocciosa bellissima. Continuando dritti sulla traccia principale si può arrivare a Croce di Menaggio e poi sulla ciclabile si arriva a Porlezza; si prosegue con la Provinciale sino ad Osteno dove consigliamo di prendere la mulattiera che attraversa Ramponio (San Pancrazio).

Da San Fedele in discesa fino ad Argegno

Lanzo, Sighignola, Lanzo, Ramponio, Caslè, Lanzo Percorso semplice, pedalabile 100%, di circa 22 km. Adatto a biker anche meno allenati. Riferimenti: Da Lanzo, direzione stazione di partenza dell’impianto di risalita, è facilmente raggiungibile la vetta del monte Sighignola mediante sentiero e strada carrozzabile, che passa vicino alla stazione di arrivo dell’impianto di risalita. In vetta al monte il piazzale detto “Balcone d’Italia” vista bellissima delle alpi Grigionesi fino al Monviso ed agli Appennini”. Si scende dalla veloce strada provinciale asfaltata fino al paese di Lanzo, direzione Ramponio località Caslé, veloce anello sterrato di 5 km. Dove si possono vedere Massi Cuppelliformi di età preistorica. Arrivo al centro del paese. Argegno Pigra Argegno. Percorso impegnativo adatto a biker esperti, all mountain ed enduro. La Mulattiera che congiunge i monti al lago corre su un percorso molto panoramico con una discesa di c.a. 1 ora e mezzo con un dislivello di 600 metri. Riferimenti: Partenza da Argegno si sale in funivia fino a Pigra e dalla chiesa del paese si scende da una discesa mozzafiato adatta anche agli appassionati di all mountain, si attraversa il piccolo paese di Muronico e si arriva ad Argegno tutto su sterrato.

Gara Annuale TB Valle Intelvi Bellissimo e panoramico percorso apprezzato dai concorrenti negli ultimi quattro anni (circa 200 ogni anno!). Si snoda per circa 30 km, pedalabile al 95%, è impegnativo e solo per biker allenati se effettuato a ritmi di gara, ma sicuramente piacevole per chiunque ama lo sport se preso con calma. Partenza dalla Piazza di San Fedele; si raggiunge su asfalto l’abitato di Casasco e si prosegue per il Pian d’Alpe. Da qui la mulattiera sale e tocca le Località rurali di Ermogna, Carolza, Capanna Bruno, Mater, Orimento, quindi un ripido tratto tra i boschi raggiunge l’Alpe Nuovo, quindi scende all’Alpe Lissiga di Pellio Intelvi – con agriturismo – da qui si riprende la provinciale per il rientro.

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Lanzo e la valle ultima modifica: 2018-06-18T22:00:04+00:00 da Admin

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