I Maestri Comacini

Gli architetti ed i costruttori di molte delle più ricche cattedrali d’Italia e d’Europa, crebbero alla famosa scuola che aveva per nucleo principale i Comacini.

Cernobbio, Como, Gravedona, Val d’Intelvi, la Val Chiavenna, per citarne alcune, diedero i natali a intere generazioni di architetti, scultori, scalpellini, muratori. La loro capacità nell’arte di costruire secondo leggi stabilite, che avevano per basi i principi della geometria, non ebbe uguale in nessuna altra nazione. A loro si rivolsero dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania, dall’Inghilterra in tutto il medioevo.

Origini dei Maestri Comacini

La schola dei Maestri Comacini ha origini antichissime, ma sicure. È riconosciuta come associazione, con statuti e regole proprie, dall’editto di Rotari, re dei Longobardi, del 22 novembre del 643. Poi da quello di Liutprando del 713. Ma già si parla di loro al tempo dell’Imperatore Traiano. In una lettera di Plinio Cecilio indirizzata all’imperatore stesso, troviamo che viene lodato un maestro comacino per la costruzione di una amena villa suburbana sul Lago di Como.

La loro fortuna, fu di essere al posto giusto nel momento storico giusto. Sotto la protezione dei Re Longobardi, i Maestri Comacini, intesi come maestranze che abitavano i dintorni del lago di Como fino alla Val Brembana, divennero i custodi dell’arte edilizia. Si crearono lentamente delle nicchie di mercato, grazie ai privilegi reali, che commissionavano loro la costruzione di opere pubbliche. Queste maestranze, alle soglie dell’età romanica, affinarono le loro tecniche sui cantieri, originando mastri in grado non solo di eseguire, ma anche di progettare ed abbellire. Si andarono formando potenti colonie lombarde pilotate dai magistri stessi che chiamavano parenti e compaesani presso di loro, fino a giungere in seguito a situazioni che sfioravano il monopolio. Si spostavano dove venivano richiesti.

I primi artigiani

Siamo di fronte ad una corporazione che si tramandava di generazione in generazione l’arte edificatoria nei secoli. Questo aumenta la probabilità che fossero venuti a contatto con svariati stili e culti. La flora, la fauna, le spirali, le figure geometriche ed hanno continuato nei secoli, adeguandosi ai nuovi committenti. Essi operarono in Europa seguendo costantemente i nuovi stili emergenti. Portavano sempre però con loro il proprio estro professionale che li rendeva inconfondibili. E sicuramente assistettero alla fusione delle forme Romaniche con quelle Gotiche. Essi contribuirono ad abbellire le loro opere al passo coi tempi che mutavano. Le cattedrali romaniche e gotiche pullulano di colonne ritorte, di decorazioni a spirale, di figure geometriche e simbolismi paganeggianti. Quando i loro committenti divennero i funzionari del clero, l’Arte Comacina continuò a produrre in senso cristiano. Essi percorsero quella cristianità in cui fiorirono monasteri, basiliche, cattedrali.

Da vedere

Da queste scuole di grandi e sconosciuti costruttori, uscirono grandi famiglie di artisti. Le loro opere le possiamo ancora riconoscere. Limitiamoci al lago di Como, che fu il loro regno. A Como troviamo la chiesa di Sant’Abbondio con esempi d’arte del IX secolo ed il Duomo, meraviglioso museo dell’arte dei Rodari, del Ferrari e del Luini. Un museo con una ricca raccolta di preziosissimi avanzi d’architettura e di decorazione medioevale. Una bella serie di chiese antiche e variamente decorate le troviamo a Torno, a Bellagio, a Cremia, a Gravedona, a Domaso, a Piona, a Varenna ed a Bellano.

Ma oltre a questi monumenti vi è una serie ricchissima di opere prodotte nell’aureo Rinascimento. Esse non sono meno interessanti delle antiche costruzioni dei Comacini. Parliamo di affreschi, quadri, mobili, vetri dipinti, stoffe ricamate. Esse sono per la maggior parte del tutto ignote agli amatori e non ricordate dalle stesse guide artistiche. Li possiamo trovare a Brenzio datati 1510, a Gera, a Sorico nella parrocchiale, a Leino in San Giacomo. Inoltre li troviamo anche in altri tanti piccoli borghi sparsi sulle colline del lago di Como ed in diversi luoghi della Valtellina.

Imprenditorialità dei Comacini

Ma oltre all’arte, essi portarono attraverso la storia, la loro efficiente imprenditorialità. Lo straordinario impatto ambientale da essi prodotto, portarono, di fatto, all’attuale assetto edilizio di intere città o regioni. Queste società erano generalmente basate su legami di parentela o compaesani. Avevano la capacità di portarsi in massa in una città e assumervi implacabilmente il monopolio dell’edilizia. Queste maestranze operavano in gruppi omogenei. La suddivisione dei lavori, comprendenti architetto, scultore, scalpellino, stuccatore, pittore, procacciatore di pietra e legname, consentivano di proporre ai committenti soluzioni chiavi in mano a prezzi competitivi e in tempi rapidi.

Forse l’esempio più emblematico dell’immenso impatto storico dei comacini è costituito da Ludwigsburg. L’imponente castello fu in gran parte progettato ed eretto dall’intelvese Donato Giuseppe Frisoni. Era a capo di una squadra di centinaia di vallintelvesi, comprendenti maestranze altamente specializzate ed anche artisti importanti come il lainese Pietro Scotti ed i fratelli Diego Francesco e Carlo Innocenzo Carloni di Scaria. Per alloggiare i numerosi operatori, il Frisoni progettò intorno al castello numerose abitazioni, sistemate con grande senso urbanistico, determinando così di fatto la nascita della città.
Ancora oggi sono famose le squadre di lavoro edili delle province di Como, Bergamo e Brescia.

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