Giulio Fiocchi

Giulio Fiocchi (1851 – 1916)

Giulio Fiocchi

Le vicende della famiglia Fiocchi di Lecco sono intimamente legate a quelle dell’azienda fondata dal capostipite Giulio senior alla metà degli anni settanta dell’Ottocento. La loro storia può essere considerata emblematica dell’ascesa economica e sociale della borghesia imprenditoriale lombarda in quegli anni. Nel 1876 Giulio decise di mettersi in proprio, rilevando l’azienda lecchese di armi e munizioni “Micheloni e C.”. In associazione con il commerciante Eugenio Ferrari diede vita alla “Giulio Fiocchi”. Il capitale sociale era di £. 40.000, versato in parti uguali dai due soci. Poco dopo nell’impresa entrò anche Giuseppe Nappi, cognato di Lavinia Testa, il quale aveva fornito a Giulio Fiocchi una parte del denaro occorrente ad iniziare l’attività.

“Fiocchi e C.”

Il 25 aprile 1878, la ditta venne trasformata in società in accomandita semplice sotto la ragione “Fiocchi e C.” sempre con sede a Lecco. Nella società, oltre ad Eugenio Ferrari e Giuseppe Nappi, aderirono anche il conte Pietro Sormani Andreani e il negoziante torinese Luigi Giocosa. Giulio Fiocchi e il fratello Giacomo assumevano la carica di gerenti responsabili. L’attività produttiva, da principio concentrata sulla fabbricazione di armi e munizioni, fu integrata dalla lavorazione della polvere pirica. Per questa nuova attivatà si rese necessaria l’acquisizione di un fondo sul quale costruire un apposito laboratorio a Castello sopra Lecco (1885). Negli stessi anni l’azienda subì un’ulteriore variazione. Giulio Fiocchi riuscì a liquidare i soci, divenendo unico proprietario della fabbrica. Suo fratello Giacomo, invece, si spostava in Sicilia dove divenne gerente della “Società Privilegiata italiana per la fusione e il commercio degli zolfi”, sotto la ragione “Giacomo Fiocchi & C.”.

Assicuratosi il comando dell’azienda, Giulio Fiocchi poté concentrarsi sul suo ulteriore sviluppo. Effettuò l’acquisto mirato di fondi e fabbricati nei comuni di Castello sopra Lecco e Maggianico. A partire dal 1903 cominciò anche la produzione dei bottoni automatici, realizzati con gli scarti della lavorazione dei bossoli in ottone. La ditta, trasformata in società di fatto, fu amministrata congiuntamente per alcuni anni da Piero Angelo e da Carlo, con il concorso di Eugenio Ceppi e di Francesco Gattini. Nel corso del primo conflitto mondiale ottenne anche il riconoscimento di stabilimento ausiliario. Ricevette importanti commesse militari, destinate a cessare con la conclusione delle operazioni belliche, con una conseguente forte contrazione dell’attività produttiva.

“Società Anonima Giulio Fiocchi”

Il 12 luglio 1932 venne costituita la “Società Anonima Giulio Fiocchi”. Il capitale sociale, di £. 60.000, era suddiviso in 600 azioni intestate in parti uguali ai sei fratelli Fiocchi, tutti nel consiglio di amministrazione. La carica di Presidente fu assunta da Carlo Fiocchi. Piero Angelo e Lodovico venivano nominati consiglieri delegati. L’azienda continuava le sue attività di produzione di armi e munizioni, di bottoni automatici nonché di macchinari “interessanti le produzioni sociali”. Nel 1933 la “S. A. Giulio Fiocchi” assorbì anche la società “Giulio Fiocchi”, che aveva continuato a sussistere. Lo stesso anno furono acquisiti anche i reparti cartucce della lecchese S.AS. “Piloni Bernardo” in compartecipazione con la S.A.S. “Léon Beaux e C.” di Milano.

La difficile congiuntura degli anni trenta, era caratterizzata dalla forte crescita del costo delle materie prime, dal deprezzamento della lira e dall’indirizzo autarchico imposto all’economia. Questo incise profondamente sull’andamento dell’azienda. Essa dovette far fronte anche alla repentina morte di Lodovico Fiocchi, scomparso il 13 dicembre 1936 in un incidente stradale. Una nuova decisiva crescita si registrò durante la seconda guerra mondiale.

In questo periodo l’azienda fu coinvolta nel programma di forniture belliche allo stato. Nel 1942, la famiglia e la ditta subirono un altro lutto con la scomparsa di Piero Angelo Fiocchi, avvenuta il 13 agosto. L’evoluzione del conflitto coinvolse inevitabilmente anche la ditta Fiocchi.  Nell’autunno del 1943 essa viene sottoposta al controllo dell’Autorità militare tedesca, con la requisizione dello stabilimento di Belledo. Carlo e Giulio Fiocchi junior si accostavano agli ambienti della Resistenza. Rallentando la capacità produttiva della fabbrica, ottennero l’esonero delle maestranze dalla chiamata alle armi, agevolando la fornitura di armi ai partigiani.

Arresto

Giulio Fiocchi, accusato di comportamento anti-fascista e anti-tedesco, venne arrestato dalle SS a Bellagio nel 1943. Venne portato al carcere di S. Agata di Bergamo. Da qui venne trasferito alla Casa di rieducazione (Zuchthaus) di Kaisheim a Dunauwörth in Bassa Baviera, dove rimase fino alla Liberazione. Nella primavera del 1944 veniva occupata la villa di Carlo Fiocchi a Mandello. Pochi mesi più tardi i tedeschi ordinarono il trasferimento dello stabilimento di Belledo a Lana d’Adige. Il cambiamento di sede, scongiurato per la ferma opposizione del presidente, non riuscì però a salvare l’officina che fu gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati tra il 12 e il 17 marzo 1945.

Negli anni del dopoguerra, l’azienda fu guidata ancora per un paio di decenni da Carlo Fiocchi. Nel 1965 lui cedette la presidenza al figlio Giuseppe. Contemporaneamente veniva intrapresa la riorganizzazione della produzione. Si iniziò con il progressivo smantellamento dello stabilimento di Castello sopra Lecco e la concentrazione delle lavorazioni a Belledo. Nel 1979 si stabilì inoltre di scindere il comparto di fabbricazione armi e munizioni da quello dei bottoni, dando vita a due società distinte, “Fiocchi Munizioni” e “Fiocchi Snaps”, controllate dalla holding “Giulio Fiocchi s.p.a.”. La “Fiocchi Snaps” è stata poi venduta nel 1992 al gruppo “Prym Fashion”. La “Fiocchi Munizioni” continua la propria attività, con particolare attenzione per la certificazione della qualità dei propri prodotti.

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