Dongo

Borgo situato sulla sponda nord occidentale del lago di Como

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Dongo

Dongo, borgo situato sulla sponda nord occidentale del lago di Como. È entrato nella storia moderna perché in esso si è consumato l’ultimo atto del fascismo con la cattura e l’uccisione di Mussolini da parte dei partigiani.

Affacciato sul lago, di fronte all’imponente monte Legnone, il paese è tappa fondamentale sull’antico percorso che collega le rive lariane alla Val Mesolcina, nei Grigioni. Questa via di comunicazione era usata dai mercanti comaschi per arrivare a Bellinzona e da lì in Germania. In tempi più recenti è stata percorsa dai contrabbandieri. Importante centro turistico e industriale, Dongo sorge nella piana originata dalla foce del torrente Albano. Di origine romana, Dongo fu una delle più antiche pievi comasche. Unito amministrativamente a Gravedona e Sorico, costituì la Contea delle Tre Pievi che seppero opporsi anche agli eserciti del Barbarossa. Venne poi ceduta a Tolomeo Gallio da Filippo II di Spagna nel 1580.

Dongo è anche famoso per le sue filande e per le sue ferriere.

Fin dal 1400 vi funzionavano forni per lavorare il ferro estratto dalle miniere della Valle Dogana. Il nucleo abitato più antico si trova in posizione sopraelevata nella frazione di Martinico. Dalle strette viuzze che si diramano dalla piazza si raggiungono gli insediamenti più antichi del paese che corrispondono alle frazioni di Barbignano, Martinico e Mossanzonico anche se il rapido sviluppo economico del dopoguerra ha portato una notevole espansione edilizia verso la piana di Consiglio di Rumo. I segni della fede nel paese di Dongo sono evidenti e numerosi. Degna di nota è la chiesa di origine romanica di S. Maria in Martinico. Essa conserva al suo interno resti di affreschi del ‘400. Costruita fra il XI e il XII sec., all’interno una navata chiusa da abside semicircolare, tra gli arredi sacri, una croce astile in argento dorato di Francesco di Gregorio del 1513.

Da visitare

Vicino al ponte sull’Albano troviamo il Santuario della Madonna delle Lacrime risalente all’anno 1500, Madonna venerata come miracolosa. Annesso al Santuario sorge un ampio complesso conventuale francescano secentesco. Il complesso racchiude splendidi affreschi, due chiostri e una preziosa Biblioteca con oltre 23.000 volumi dei secoli XV-XVIII. È preceduto da un portico trecentesco sostenuto da quattro colonne in granito. L’interno è a navata unica con quattro cappelle laterali. La chiesa è riccamente adornata da statue in legno. In primo luogo il gruppo relativo all’Ultima Cena, ma il vero tesoro è la biblioteca con testi antichi e di prestigio.

La Cappella del presbiterio è decorata con ottimi dipinti. Gli affreschi risalgono al 1599, ma gli elementi di maggiore pregio sono le opere lignee che adornano le Cappelle del Crocifisso e dell’Ultima Cena. Mentre la Cappella del Crocifisso è composta da sette statue, l’Ultima Cena ne comprende tredici che raffigurano Gesù e i dodici Apostoli. Si tratta di un lavoro intenso e di grande interesse artistico. Gli affreschi sui muri delle Cappelle del Crocifisso e dell’Ultima Cena sono dell’artista Andrea Gabasio detto il Pelagin (1603).

La dedica della Parrocchiale al martire Stefano è segno dell’importanza di Dongo come antichissimo centro di diffusione del cristianesimo in area lariana al pari di Sorico, Menaggio e Lenno, sedi di antiche pievi anch’esse dedicate a Santo Stefano. Poco si sa della storia più antica dell’edificio. Le pergamene custodite nell’archivio parrocchiale, datate 1119, parlano di un edificio di culto di non grandi dimensioni e attorno al quale i fedeli seppellivano i morti.

Una seconda fase costruttiva risale certamente all’epoca gotica. Nel 1315 infatti la chiesa venne rimaneggiata. Gli spazi interni articolati in tre navate absidate, di cui le minori con copertura a volta e la centrale molto alta e con soffitto in legno. La struttura architettonica tardo-medioevale venne modificata a partire dal 1716 con lavori di rifacimento resi necessari dalle continue esondazioni del lago. Lo spazio interno venne articolato in un’unica navata. Nell’abside centrale venne delimitato il vasto presbiterio e le due absidi laterali furono adibite a locali sussidiari.

Durante i lavori vennero alla luce il pregevole fonte battesimale quattrocentesco e tracce della decorazione della precedente chiesa gotica. I lavori furono terminati nel 1735 ma per tutto il Settecento la chiesa continuò ad arricchirsi di pregevoli opere d’arte e decori. All’interno, dominato dal gusto barocco, lo sguardo è catturato dalla grandiosità della navata, con copertura a volta, scandita da lesene sormontate da eleganti capitelli ionico-corinzio. Attrae lo splendido altare maggiore ed i quattro altari laterali pregevolmente affrescati. Lungo la navata, a mezza altezza, si aprono dieci nicchie. Vi sono ospitate altrettante grandi statue in stucco, opera settecentesca dell’importante scultore lagliese Stefano Salterio.

In posizione dominante, nella frazione di Barbignano, sorge invece la chiesetta secentesca di S. Gottardo, patrono di Dongo. All’interno si può ammirare una splendida pala d’altare raffigurante la Gloria di San Gottardo del cremasco Gian Giacomo Barbello (1604-1656). La prima pietra la pose l’allora arciprete Carlo Manzi, il 21 giugno 1652. Negli anni successivi, si costruì il bel portico, il campanile e gradualmente, fu dotato di campane. La frazione di Barbignano ospita invece la chiesetta di Nostra Signora del Sacro Cuore edificata nei primi anni del Novecento. È legata alle memorie del Beato Enrico Rebuschini (1860-1938). A Mossanzonico sorge l’oratorio quattrocentesco di S. Lorenzo con pregevoli statue lignee realizzate dallo scultore ligure Antonio Maria Maragliano (1664-1741).

Il centro storico del paese si snoda intorno alla piazza Paracchini, dominata dalla facciata neoclassica di Palazzo Manzi. Sede del Municipio, fu costruito all’inizio del XIX secolo per una famiglia nobile del luogo. Al primo piano, il palazzo racchiude ricchi e fastosi ambienti, quali la Sala d’Oro, così denominata per il colore dominante degli arredi, l’antica biblioteca e la Cappella dell’Immacolata, ai quali si accede dal porticato per un ampio scalone. Costituisce uno degli esempi più espressivi di Neoclassicismo in Alto Lario. Al piano terreno ospita anche l’interessante Museo della Resistenza Comasca. Gli amanti delle escursioni possono raggiungere il paesino montano di Dosso del Liro, immerso nella natura fra boschi di castagni e faggi, nei quali si possono incontrare camosci, cervi e caprioli.

Dongo è anche uno dei luoghi privilegiati per la pratica di sport acquatici. Sono infatti presenti scuole, punti di noleggio, club e splendide spiagge in cui trascorrere memorabili giornate. Il paese gode di una stupenda vista fino a Bellagio e verso Gravedona.

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