Castello di Trezzo

Il Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda fu costruito come fortificazione difensiva di un ponte strategico, di cui oggi rimangono visibili solo alcuni resti.

Il Castello di Trezzo Il ponte era a campata unica di 72 metri, alto 25 metri sul pelo dell’acqua. Era fortificato e costruito su tre livelli per consentire il passaggio separato di carri e pedoni. La spalla è ancora visibile sulla riva bergamasca. Il castello di Trezzo sull’Adda, fu ricostruito su una roccaforte longobarda voluta dalla regina Teodolinda. Circondato su tre lati dal fiume Adda, il castello fu realizzato nel Trecento per volere di Bernabò Visconti. Per la sua posizione strategica fu dapprima conteso fra Federico Barbarossa e la città di Milano. Fu più volte distrutto o incendiato ma sempre ricostruito. I resti attuali sono quelli della costruzione di Bernabò Visconti del quale fu residenza e poi prigione fino alla sua morte (1385). Dopo la conquista da parte di Paolo Colleoni nel 1404 e la successiva distruzione da parte del Carmagnola, il Castello perse la sua importanza.

Decadenza

Nel XIX secolo, grazie al materiale di cui era costruito, resistente e pregiato, finì per divenire una sorta di cava di pietre a cui attingere. Infatti il materiale venne utilizzato per la costruzione della Villa Reale di Monza e per le carceri dell’Arena milanese. Osservando gli esterni, ci si rende conto come resti ben poco di quello che doveva essere uno dei più poderosi castelli in Lombardia. Molte sono le leggende e i misteri che si celano tra le rovine di questo antico maniero. Questo forse dato anche per il turbolento passato di cui è stato più volte testimone. Si racconta che il castello nasconda un grande tesoro, appartenuto a Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero nella seconda metà del XII secolo.

Sotterranei

I sotterranei, loro malgrado, sono le parti meglio conservate dell’antico maniero. Si presentano come ambienti grezzi, in alcuni tratti scavati nella roccia e così lasciati, bui ed umidi. Qui i prigionieri, se non morivano in altro modo, avevano comunque una sopravvivenza minata dalle condizioni ambientali. Alcune stanze sono state lavorate e adattate per essere usate come stalle o cucine.

Nei sotterranei del castello si trova poi la stanza della goccia. Una terribile tortura a cui erano sottoposti i prigionieri legati sotto una di queste gocce. Queste cadendo lentamente dal soffitto, gli scavavano il cranio provocandogli una atroce morte. Nei sotterranei si trova una porta che non conduce da nessuna parte. Tuttavia, si ritiene che tale via conducesse nelle profondità della terra e poi ad un altro castello distante qualche decina di chilometri, addirittura passante sotto il letto del fiume Adda. Nel medioevo infatti erano comuni questi passaggi sotterranei che collegavano i castelli tra di loro. Utili in caso di assedio, per fuggire senza passare dalla porta principale. Alcuni pensano che proprio in queste gallerie, ormai chiuse dal tempo, il Barbarossa potrebbe aver nascosto il suo tesoro.

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