Carnevale di Schignano

Taca la baraunda, Schignano, uno dei più antichi della Lombardia

Il Carnevale di Schignano nella verde Val d’Intelvi, a pochi minuti dal lago di Como, che mantiene ancora oggi il carattere antico di una manifestazione di origini medievali e che si caratterizza per le splendide maschere lignee, si articola in diverse manifestazioni che avvengono in vari momenti tra gennaio e febbraio.
Questi periodi corrispondono alle feste tradizionali dei secoli passati con cui venivano salutati in grande stile gli emigranti, i capifamiglia, destinati a partire per terre lontane e fare ritorno a casa solamente alla fine di novembre.
C’è un detto che recita: “A Sant’Andrea, boia i can, vegn a cà tùc i maestràn” e Sant’Andrea cade appunto il 30 di novembre.
Il Carnevale di Schignano inizia il 5 gennaio non appena finisce la Vegèta, la festa dei neo-diciottenni che, per festeggiare la maggiore età, girano per le vie del paese fino a tarda notte. A mezzanotte di quella sera, al culmine dei balli, arrivano i primi Bei e Brut a dare ufficialmente inizio alla festa di Carnevale.
Il Carlisep, un fantoccio che ha le fattezze di un giovane e che simbolizza il Carnevale (la voglia di “gozzovigliare”) viene collocato nella piazza principale del paese e rimarrà inanimato fino all’ultimo giorno prima della Quaresima, il Martedì grasso, quando, rendendosi conto che la festa sta per finire, proverà a scappare.
In questo frangente il Carlisep si anima, personificato da uno dei giovani della Vegeta e viene catturato dagli altri suoi coscritti che lo portano in processione in piazza su una scala a mò di barella. A questo punto il Carlisep torna ad essere un fantoccio e verrà bruciato nel rogo di mezzanotte del Martedì grasso – viene condannato al rogo perché vorrebbe che il Carnevale non finisse mai.
A corredo di questo teatrino, le vie del paese sono percorse, i giorni prima, dagli abitanti del paese con vestiti particolari e maschere di legno che rievocano i personaggi tipici del passato contadino: ci sono i Mascarun, i Bei che rappresentano i ricchi, che si pavoneggiano nei loro sfarzosi e quasi ridicoli abiti addobbati con le chincaglierie più strane e appariscenti, con il pancione tondo e ben fatto (butasc) e poi ci sono i Brut, gli emigranti, che vanno in giro con la gerla, con la scopa o con la valigia, con attrezzi malfunzionanti o inutili, ed il pancione sformato. Bei e Brut non possono parlare, ma si fanno sentire perché girano con campane dai suoni che li identificano: i Bei hanno, legate in vita, le Bronze, dal suono argentino, che sono quelle che avevano gli animali al pascolo, mentre i Brut hanno solo le Cioche, campanacci dal suono sordo e non altrettanto gradevole.
L’unica ad avere facoltà di parola è la Ciocia, la moglie del ricco, che usa la lingua solamente per lamentarsi del marito, rimbrottando di continuo, ed ha le fattezze di una befana: grembiule, zoccoli, fazzoletto in testa, rocca e fuso per filare la lana.
Altri personaggi sono i Sapor, zappatori che rappresentano i primi abitanti della valle, che guidano il corteo con passi da gendarmi, vestiti con pelli di pecora e una folta barba bianca, e la Sigurta, con mantella e cappello militare che garantisce per tutti i personaggi che girano camuffati.
Il Carnevale di Schignano è una secolare rappresentazione, molto sentita dagli abitanti del paese e capace di regalare un’esperienza unica a quanti scelgono di partecipare alle sfilate che si tengono la domenica (Carnevale dei bambini), quest’anno svoltasi la scorsa domenica 4 febbraio, sabato 10 febbraio e martedì 13 febbraio fino a tarda notte. Con i suoi colori, suoni e sapori, Schignano può essere una splendida meta per una gita in Valle d’Intelvi in occasione del Carnevale.


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Carnevale di Schignano ultima modifica: 2018-06-20T16:28:22+00:00 da Admin

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