Carenno

Il più antico documento che testimonia l’esistenza di Carenno risale al 985 d.C. ed è una pergamena, conservata presso l’Archivio Vescovile di Bergamo, contenente un atto di donazione da parte di un sacerdote, Andrea, che si qualifica come “figlio del defunto Giovanni da Carenno”. È probabile che i primi insediamenti abitativi del paese risalgano quindi intorno al X secolo d.C. e inizialmente si concentrassero nella contrada detta di Ripamonte, alle falde del monte Pertus.

Negli statuti bergamaschi del 1331 risulta che Carenno facesse parte del territorio della Communitas Vallis Sancti Martini, che divenne unità amministrativa autonoma, con un proprio Vicario Speciale, a partire dal 1362. In quel periodo la Comunità della Val San Martino era soggetta alla signoria dei Visconti di Milano: si ricorda in particolare la figura crudele ed autoritaria di Bernabò Visconti, il quale dovette affrontare con la repressione alcune rivolte scoppiate nel territorio della Val San Martino specialmente fomentate dai Guelfi, nell’ambito dei quali un ruolo di primo piano lo ebbe la famiglia Rota di Carenno.
I Rota furono per diversi secoli la famiglia più importante di Carenno. Proveniente dalla Valle Imagna, il casato si insediò nel suo ceppo principale a Carenno fin dai primi anni del XII secolo. Costoro ebbero un ruolo di primo piano non solo nella vita civile e militare, ma anche in quella economica: come commercianti di lana, intrapresero viaggi in molti parti d’Europa, così come testimonia simbolicamente anche la ruota di carro raffigurata sullo stemma di famiglia.
Particolarmente celebre fu Tuzzano Rota, alleato della Repubblica Veneta, nella guerra di espansione che si concluse con il trattato di Lodi del 1454 e che sancì il passaggio del territorio della Val San Martino, così come di tutto il bergamasco, sotto il dominio veneziano.
Carenno fu duramente colpita dall’epidemia di pestilenza, di manzoniana memoria, che si diffuse nel 1629-30. Le vittime furono 115 su 475 abitanti. I cadaveri degli appestati furono raccolti ai piedi del monte Pertus, dove probabilmente allora esisteva una piccola cappella risalente al XIV secolo, ove fu costruito un ossario.
Su di esso, nel 1745, venne edificato l’Oratorio di San Domenico, più noto come “Chiesina dei Morti”: i morti della peste.
Nei primi anni del ‘800 finisce il dominio veneziano a seguito dell’invasione delle truppe francesi comandate da Napoleone Bonaparte e Carenno entra a far parte della Repubblica Cisalpina, poi trasformatasi in Regno d’Italia.
L’antica comunità della valle viene soppressa.
Il suo territorio, in maggior parte in pendio ha molti tratti di terreno a pascolo, ed a bosco. L’economia principalmente agricola, porta il fenomeno dell’emigrazione dei muratori, particolarmente apprezzati per l’abilità tecnica all’estero, soprattutto verso la Svizzera e la Francia. Alla storia ed alle tecniche dei muratori carennesi è ora dedicato il Museo dei Muratori.
Nei primi anni del Novecento, grazie alla carrozzabile, iniziò anche il primo afflusso turistico nel paese, dato specialmente dalla media borghesia milanese e brianzola, caratterizzato dalla presenza di varie case di villeggiatura, che però non ha snaturato le bellezze paesaggistiche e l’ambiente circostante.
carenno

Tutt’ora a Carenno si coltiva il mais scagliolo, un ‘antica varietà da polenta conosciuto per le sue elevate qualità e che richiede poche risorse idriche, per cui adatta ai territori più aridi.

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Carenno ultima modifica: 2018-06-14T22:15:25+00:00 da Admin

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